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Impianti dentali all’estero: cosa ho trovato visitando una paziente operata in Albania

David Moriconi • 15 marzo 2026

Qualche giorno fa ho visitato l’ennesima paziente che aveva fatto impianti dentali all’estero.


In questo caso si trattava di una riabilitazione eseguita in Albania, una delle mete più diffuse per il cosiddetto turismo dentale low-cost.


La paziente non era venuta per quel lavoro.
Il motivo della visita era un dente dell’arcata inferiore.


Ma, come spesso accade in questi casi, a un certo punto mi ha chiesto:

“Già che ci siamo, mi può dare un parere sugli impianti che mi hanno fatto?”


Prima di raccontare cosa ho trovato, però, voglio fare una premessa importante.


Dentisti italiani e dentisti all’estero


Non appartengo alla categoria di chi pensa che i dentisti italiani siano bravi e quelli stranieri no.


Professionisti capaci e meno capaci esistono in ogni paese del mondo.


Allo stesso modo, non penso che sia necessariamente sbagliato andare all’estero per curarsi i denti.
Le persone si spostano da sempre per lavoro, per necessità e per motivi economici. Ognuno ha il diritto di fare le proprie scelte quando si parla della propria salute.


Perché allora racconto questa esperienza?


Per un motivo molto semplice.


La libertà di scelta esiste solo quando si è davvero informati.
E per essere informati bisogna conoscere 
tutti i lati della medaglia.


Il vero problema del turismo dentale


Nel corso degli anni ho visitato molti pazienti che avevano fatto impianti dentali all’estero.


E ogni volta mi trovo davanti alla stessa situazione.


La maggior parte dei pazienti non sa davvero che lavoro è stato fatto nella propria bocca.


È un po’ come comprare una macchina.
La differenza è che la macchina la vedi, la guidi, la tocchi.


Se torni a casa con una Panda vecchia e scassata oppure con una BMW nuova super accessoriata, la differenza la percepisci immediatamente.


Con i denti non è così.


Quando si parla di implantologia e protesi dentali, la maggior parte dei pazienti non ha strumenti per capire se ha ricevuto:

  • un lavoro di alto livello
  • un lavoro medio
  • oppure un lavoro di bassa qualità


Se nei primi mesi non ci sono dolori o problemi evidenti, la conclusione è quasi sempre la stessa:

“È andato tutto bene.”


Ma spesso la realtà è diversa.


Cosa ho trovato nella bocca della paziente


La paziente che ho visitato era molto soddisfatta del lavoro fatto in Albania.


Aveva una protesi fissa superiore su impianti dentali.


A prima vista poteva sembrare un lavoro importante. Ma osservandolo con attenzione sono emersi diversi problemi.


Il problema estetico


La protesi era realizzata in ceramica, ma con un materiale di qualità molto bassa.


I denti apparivano:


  • eccessivamente bianchi
  • completamente piatti
  • privi di translucenza
  • senza profondità


Il colore era un bianco uniforme e innaturale.


Può succedere anche in Italia? Certamente.
Ma è molto raro.


La maggior parte degli odontotecnici italiani si rifiuterebbe di realizzare denti con quel colore e quella resa estetica, perché il risultato finale somiglia più a una fila di piastrelle bianche che a denti naturali.


La ceramica era già scheggiata


Nonostante il lavoro avesse meno di un anno, la ceramica era già scheggiata in un punto.


L’ho fatto notare alla paziente.
Lei però non sembrava particolarmente preoccupata.


Una masticazione sbilanciata


I problemi più importanti non erano estetici ma funzionali.


La masticazione non era stata bilanciata sui denti inferiori presenti in bocca.


Il lavoro era stato progettato pensando a una futura riabilitazione anche dell’arcata inferiore.


Il risultato era questo:


in due zone della bocca i denti non si toccavano affatto.


Precisamente:

  • sul lato sinistro
  • in prossimità del canino destro


In quei punti rimaneva uno spazio di quasi 2 millimetri.


In altre parole, i denti non combaciavano realmente.
E anche questo era un aspetto di cui la paziente non si era mai resa conto.


Il problema più serio: l’igiene della protesi


Un altro difetto molto importante riguardava la possibilità di pulire correttamente la protesi su impianti.


Il profilo superiore della protesi era stato realizzato concavo invece che convesso.


Questo tipo di forma favorisce inevitabilmente:


  • accumulo di cibo
  • accumulo di placca batterica
  • difficoltà di pulizia


Il paziente non ha modo di poter pulire quella zona.


Il risultato era evidente: gengive gonfie, infiammazione diffusa, sanguinamento, alitosi.


Se ti interessa capire meglio di cosa parlo, ho mostrato proprio questo tipo di errore protesico in un video pubblicato su Instagram e Facebook intitolato “Una protesi dentale sbagliata”, del 15 aprile 2025, in cui si vede chiaramente la differenza tra una protesi con profilo corretto e una con profilo concavo.


La radiografia ha mostrato il problema in tutta la sua gravità


Quando abbiamo fatto la radiografia, la situazione è diventata ancora più chiara.


Su cinque impianti dentali inseriti, due avevano già sviluppato un’infezione e avevano perso attacco nell’osso. Al momento non davano sintomi, ma il destino era già segnato. La paziente perderà quegli impianti al 100%.


Degli altri tre impianti rimasti, due erano stati posizionati in modo tale da non poter essere riutilizzati in una nuova riabilitazione protesica.


Il momento più difficile della visita


Alla fine della visita ho dovuto affrontare la parte più delicata.


La paziente continuava a chiedermi:

“Secondo lei il lavoro è fatto bene?”


Ho cercato di essere il più neutro possibile.


Le ho spiegato che noi quel lavoro lo avremmo realizzato in modo molto diverso.


Le ho anche detto che probabilmente nel tempo sarà necessario intervenire nuovamente, perché si intravedono già segni di cedimento.


Naturalmente le ho spiegato che restiamo a disposizione se in futuro vorrà affrontare la situazione.


Si può correggere un lavoro di implantologia fatto all’estero?


A quel punto la paziente mi ha fatto la domanda che molti pazienti fanno dopo aver fatto impianti dentali all’estero:


“Si può modificare o integrare il lavoro che ho fatto?”


Purtroppo la risposta è stata no.


Il tipo di impianti utilizzati e le scelte protesiche fatte non consentono una correzione del lavoro esistente.


La situazione peggiorerà e sarà necessario rifare tutto da capo.


Il vero motivo per cui racconto questa storia


La maggior parte delle persone che fanno turismo dentale per impianti low-cost è convinta di aver fatto un grande affare.


È quello che raccontano a parenti e amici.


Ed è spesso quello che raccontano anche a me durante le visite.


Ma nella mia esperienza professionale succede molto spesso una cosa.


I pazienti sono felici del lavoro… fino a quando non chiedono un parere qualificato.


È solo in quel momento che scoprono davvero cosa hanno acquistato.


Una macchina di lusso.
Un’utilitaria scassata.
Oppure, semplicemente,


un motorino.

Autore: David Moriconi 9 febbraio 2026
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